Grani Antichi: Perché Mangiarli e Preferirli al Grano Moderno

I grani antichi

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Con l’avvento dell’agricoltura industrializzata, il grano ha subito una serie di modificazioni volte a rendere la produzione più abbondante: missione compiuta, potremmo dire, a discapito però dei valori nutritivi; infatti, le odierne farine bianche, 00 e 0, ricavate dal grano tenero sono povere dal punto di vista nutrizionale. Non solo: le farine bianche sono anche povere di gusto e, per rispondere alle esigenze dell’industria alimentare che ha la necessità di produrre molto in tempi ristretti, ricche di glutine, che rende impasti velocemente panificabili; quest’ultimo, quando è in alte quantità, causa nell’organismo una sensibilizzazione che, nei soggetti predisposti, può portare alle celiachia.

Ad ogni modo, oggi ha preso il via una riscoperta dei grani antichi, quei grani che precedono l’agricoltura industrializzati, ricchi di sapore e di valori nutritivi, che possono essere utilizzati in ogni tipo di preparazione: il grano monococco, il rieti, il senatore Cappelli, il solina, il gentil rosso ed altri ancora. Ecco perché mangiarli:

Sono genuini

I grani antichi, non dovendo rispondere ad alcun bisogno dell’agricoltura industrializzata, non hanno subito alterazioni da parte dell’uomo e questo li rende genuini, cosa che si nota sin dai loro chicchi, che sono irregolari. Non essendo stati mutati dal punto di vista genetico, hanno una resa minore rispetto al grano tenero. Inoltre, questi grani non sono meno raffinati: la loro macinazione avviene a pietra, per cui la farina finale è semi-integrale e molto più ricca di nutrienti rispetto alla moderna farina bianca.

Grani antichi

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Meno glutine

Mancando le modificazioni della mano umana, i grani antichi hanno meno glutine rispetto a quello moderno: in particolare, la presenza di amido e di glutine è decisamente più equilibrata, il che rende la farina che da loro si ricava, e quindi i prodotti che essa compone, molto più digeribile e leggera.

Il fatto che i grani antichi contengano meno glutine contribuisce a diminuire lo sviluppo delle intolleranze, nel nostro caso quella al glutine, molto diffusa negli ultimi anni e probabilmente dovuta a un consumo smodato del grano moderno così ricco di glutine. Mangiare i grani antichi rende dunque meno probabile l’insorgere di tale intolleranza, ma attenzione: i celiaci comunque non li possono mangiare, perché in ogni caso contengono glutine.

Una questione di sapore (e di qualità)

Il sapore dei grani antichi è ben diverso da quello del grano moderno; basta pensare a quando si fa il pane in casa utilizzando le farine ricavate da questi grani: il risultato che si ottiene e ricco di gusto e il profumo molto più invitante. Non solo: spesso i grani antichi non vengono prodotto industrialmente su larga scala, ma sono il risultato del lavoro di piccole realtà agricole, il che li rende più pregiati e di una qualità migliore. Si può anche scegliere di chiedere agli agricoltori che lavorano sul territorio dove si vive, per avere la garanzia di un prodotto chilometri zero, di cui si sa la provenienza, cosa che non avviene per le farine moderne.

Perché mangiare i grani antichi

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Storia e biodiversità

Scegliere di consumare i grani antichi vuol dire scegliere di tutelare e portare avanti la storia e la biodiversità del nostro territorio: storia, perché è con questi grani che i nostri antenati si alimentavano, biodiversità, perché essi variano da zona a zona, in base alle condizioni ambientali. Ma può voler dire anche sostenere qualche piccolo produttore.

Dove trovare i grani antichi

I grani antichi si possono trovare nei mercati biologici, nei mercati contadini o nei negozi specializzati in prodotti artigianali, oppure direttamente dal produttore. Volendo, si possono acquistare anche attraverso Internet: in rete sono presenti alcuni siti (clicca qui) che vendono farine e altri prodotti, come la pasta, i grissini, il pane o i biscotti, realizzati usando questi grani.

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